Artista della Settimana: Abiku

L’italiano è una lingua difficile, non esiste una scena indie e non ci sono più le quattro stagioni.

Tutte regole perennemente in attesa di un’eccezione che le confermi.

Gli Abiku tentano di sfatare il mito dell’italiano come lingua ostica da cantare, e lo fanno utilizzando armonie pop su basi molto scure, al limite della new-wave/post punk.
Oltre a cercare parole degne di ogni battuta e suddivisione temporale, la band grossetana (per bocca di Giacomo Amaddii Barbagli) crea dei piccoli quadri letterari da appendere oltre che da ascoltare.
Frasi che suonano benissimo anche se recitate, lette, ascoltate, farfugliate o guardate.

Portami dove si vincono le guerre al cinema / senza i bombardieri che radono al suolo i grattacieli”, estratto da “Kittinger (Canzoni per Areoplani)” è l’esempio supremo.

Ma la cosa ancora più bizzarra è che hanno scelto un missaggio ‘all’americana’ dove la voce è in mezzo agli strumenti, rafforzando il concetto di band più che quella di ‘cantante-accompagnato-da-altri-musicisti’; mossa curiosa per il tipo di prodotto.
Ma la provincia ha questo di bello, non esistono standard di riferimento e spesso sei più libero di commettere errori che diventano regola.

Il video cover di “Kittinger (Canzoni per Areoplani)

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Gli Abiku sul web:

Di Fabrizio Galassi

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