Artista della Settimana: Granada

La prima cosa che ti salta agli orecchi quando ascolti i Granada è la qualità delle registrazioni intesa come vera e pura forma comunicativa, non tanto dal punto di vista tecnico.
Ogni singolo strumento è ben evidenziato, ha un suo lavoro da portare a termine, non ci sono momenti in cui la band si ‘suona addosso’, viene rispettata la regola pop della forma canzone con le strutture perfettamente organizzate.

Gli inglesi lavorano in questa maniera, e infatti la lingua utilizzata dal quartetto romano è quella albionica; è un punto a sfavore perché rende leggermente più difficile l’atto comunicativo di cui sopra, ma l’indie-rock-punk-funk è musica da svago e quindi va benissimo saltare e sudare senza avere la minima idea di cosa l’ottimo Mangiatordi voglia dire.

I più sofisticati potranno puntare il dito verso il genere oramai passato in soffitta, e se da una parte potrebbero aver ragione, vengono smentiti dalle composizioni:

  • Lunar Express: vale tutto l’EP nei soli 20 secondi di introduzione. La volontà di proporre una canzone in continua crescita, perfetta per iniziare un disco. Qua l’indie è messo da parte per proporre un classico pop-rock sempreterno.
  • No Way Out: il brano che da il titolo all’EP, invece, è un manifesto del rock con cassa in quattro, ma anche qui la scelta delle note della melodia sposta il baricentro e ci si dimentica subito dell’azione di recupero effettuata dai Granada (se mai l’avessero fatta…).
  • Change: qui litigate con il vostro vicino di casa/collega di ufficio/o con chi vi sta seduto accanto in metro se disgraziatamente vi portate i Granada in mobilità, perché “Change” vi fa alzare in piedi, aumentare i decibel e muovervi in maniera disgraziata. Attenzione alle controvoci di Corasaniti, creano dipendenza.
  • Unhappy Ending: era naturale un piccolo salto nella Seattle primi ’90, una ballata che poteva benissimo stare nelle corde del milione di gruppi che sono usciti in quegli anni. Oggi il sapore assume un significato differente anche perché diminuito di quei cliché compositivi e aumentato con lo spessore di chi compone sapendo di non rientrare comodamente in nessun filone musicale.

Se poi, per il disco sulla lunga distanza, i quattro proto-inglesi volessero esplorare la lingua italiana, noi saremmo ben felici di saltare e sudare condividendo i pensieri di Mangiatordi e Corasaniti (tra l’altro due cognomi stupendi che sarei curioso di sentirli pronunciare da Steve Lamaq o Huw Stephen).

Di seguito un video mix di “No Way Out

 

Acquista “No Way Out” su:

I Granada sul web:

Di Fabrizio Galassi

Tags: , , , , ,

Commenti Chiusi