La storia di Philippe, almeno come è raccontata sul suo profilo di Facebook, è al tempo stesso bizzarra e normale.
Di bizzarro (ma forse è l’aspetto più normale) ha il fatto che la sua vita ha uno scorrere definito dalla terra e dagli animali che alleva nella sua Valle d’Aosta, un’attività insolita tra i musicisti.
Di normale (ma forse è l’aspetto più bizzarro) è che dalla sua terra natia del Fernis, scrive, compone, registra e distribuisce musica in tutto il mondo.
Lo fa in italiano, ma anche in patois, una lingua derivante dal francese che è la base del dialetto valdostano; e lo fa con ritmi che arrivano dalle metropoli (come il funk-house), dai caraibi (dance hall), dai ‘moderni’ altopiani americani (country techno) o direttamente da Minneapolis con una base che sembra essere stata ‘rubata’ direttamente dall’hard disk di Prince (‘School of Funk’ –> nella seconda parte si può ascoltare il patois).
Philippe Milleret crea così una sorta di pub-funk, una versione più coinvolgente del più inflazionato pub-rock, al cui interno possono essere presenti vere e proprie canzoni dedicate all’ascolto ma anche hit in grado di farti alzare dal tavolino, lasciare la birra e buttarsi in pista per godersi la serata in maniera completamente euforica.
Di seguito il video (statico) di “School of Funk”
Sul web:
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