Artista della Settimana: Sula Ventrebianco

Lo stoner rock è una certezza: aumenti la saturazione della chitarra, metti un po’ di distorsione al basso, il batterista deve avere come obiettivo la distruzione delle pelli e il microfono deve essere mangiato.
Ma un conto è semplicemente fare tutto in sequenza, un altro è avere delle canzoni sulle quali poter costruire le impalcature del rock grezzo con le sfumature bluesy, e in più cantare in italiano.

Con il loro “Via La Faccia” i Sula Ventrebianco piantano la bandierina sul pianeta garage stoner, lo fanno arrivandoci con una navicella autocostruita in maniera completamente indipendente; eppure arrivano nello stesso luogo dei Queens Of The Stone Age, con gli stessi risultati (quelli artistici, per quelli commerciali dobbiamo ridimensionarci, purtroppo).

Sasio Carannante ha questa voce che sembra una spranga di carbonio e calcestruzzo con la quale fa praticamente tutto, ci si appoggia come se fosse già stanco di cantare a tempo, così sfrutta la personalità vocale per stare un po’ più seduto rispetto al groove, una sorta di crooner noir; poi sposta il baricentro e impugna la spranga per urlare hardcore con il resto della Sula dietro a spezzare il timing e inserire blocchi di prog-rock.

Ma non abbiate paura, la band napoletana è amante della melodia, o meglio, del pop e come Josh Homme hanno un rispetto maniacale per la comunicazione musicale.
Per questo i Sula Ventrebianco preferiscono la canzone all’arrangiamento, scelgono di farti cantare subito, di farti ballare, anziché servirti un piatto da degustazione; scelgono l’immediatezza al posto dei molti ascolti: e questo vuol dire serenità.
E bellezza, ovviamente.

Di seguito il video di “Run Up

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3 Risposte a “Artista della Settimana: Sula Ventrebianco”

  1. Giuseppe Lombardo says:

    sembra? essere tornati ai tempi d’oro di Nirvana e company

  2. fabrizio.galassi says:

    Si, in parte.
    Più che altro i Sula Ventrebianco hanno questo dono di non far invecchiare le cose, non trovi?

  3. UnderScore says:

    MMhh…il primo album era decisamente meglio