Music Business: l’arte del DIY secondo Pier dei Velvet

Oltre ad essere uno dei nostri giurati (PromoContest) più accreditati, Pier è anche il frontman di una delle pochissime band italiane che lavora nell’industria musicale a 360°.

Concerti, dischi e video, certo, ma anche sonorizzazioni, produzioni, sincronizzazioni e uno studio di registrazione perennemente occupato: “Siamo molto felici di come stanno andando le cose” ci spiega Pier “abbiamo lo studio prenotato per i prossimi 4 mesi!”.
I Velvet rappresentano un nuovo tipo di approccio al music business; continuano a comporre e a produrre la propria musica, ma hanno voluto ‘differenziare’ la propria proposta, anche per garantirsi una presenza più stabile nell’industria.

Il primo passo è stata l’etichetta Cose Comuni.
“E’ un nome/descrizione che rappresenta il nostro modo di lavorare. Vogliamo mantenere tutto in zone comuni, ma significa anche continuare a lavorare mantenendo gli occhi aperti sulla vita reale e non solo seguire le proiezioni di un artista egocentrico.
Lo studio di registrazione è stata una conseguenza: lì produciamo principalmente band con grandi potenzialità e con le quali collaboriamo, cerchiamo di dar loro la nostra esperienza o un po’ di assistenza.
Insomma, qui non si viene soltanto per registrare; gli artisti che entrano sanno che noi partecipiamo alla fase produttiva, e se sono disponibili anche a quella compositiva. Quando ci contattano di solito li facciamo venire per un paio di giorni, suoniamo insieme e valutiamo il tipo di lavoro necessario”.

Che tipo di atteggiamento hanno le band che vengono in studio?
“Alcune vengono solo per registrare, poi iniziamo a lavorare insieme e capiscono l’importanza di una produzione esterna. Non ne facciamo neanche una questione di prezzo, quello non cambia”

Che caratteristiche deve avere per entrare in Cose Comuni?
“Per il nostro tipo di percorso, la maggior parte delle band suonano rock, alternative, indie, electro e tutto quello che c’è in mezzo.
Difficilmente si presentano da noi band heavy metal o folk, noi saremmo anche disponibili, ma non vogliamo lavorare per riempire il calendario dello studio. Il nostro successo si basa sulla qualità dei dischi che escono, sono fatti bene, perché noi sappiamo fare queste cose.
In una città come Roma ci sono molte realtà che sanno fare bene il proprio lavoro; come nel caso dei Vanilla Sky, anche loro hanno uno studio dove producono più materiale hardcore, quindi per noi è naturale indirizzare le band metal verso di loro”.

Quali sono gli errori che le band non dovrebbero fare in studio.
“Spesso è l’atteggiamento; a me piacciono i musicisti naturali, quelli che parlano e si comportano senza sovrastrutture mentali e che non si mettono lì a farti 1000 complimenti.
Però alla fine, spocchia o non spocchia, umiltà o presunzione, vince la canzone”.

Appunto: una bella canzone è difficile realizzarla, soprattutto in questo momento dove le band o i singoli cantanti tendono più ad imitare che comporre…
“Si. Per esempio adesso è il momento dei Kasabian, tutti vogliono suonare come loro e quindi tutti si assomigliano. Sta aumentando anche il numero di prodotti dubstep; noi ascoltiamo tutto e quando troviamo qualcosa di interessante cerchiamo di indicare loro la direzione giusta”.

E poi c’è sempre il grande dilemma: cantare in italiano o in inglese?
“Appunto, quando arrivano i gruppi che cantano in inglese e suonano come i Kasabian noi gli chiediamo sempre: ‘Pensi ce ne sia bisogno?’.
Abbiamo prodotto il disco di una band romana, le Milk White, cantano in inglese: hanno ottenuto ottime recensioni e interviste, anche all’estero. Ma poi la questione è fare armi e bagagli e trasferirti in Inghilterra, non puoi pensare di avere un successo internazionale rimanendo in Italia, devi entrare nel tessuto musicale di paesi musicalmente più sviluppati del nostro.
Ci sono molti esempi di gruppi che si sono trasferiti a Londra, sono stati lì per un anno, hanno fatto i lavori più disparati per mantenersi, ma piano piano stanno arrivando i risultati”.

 Milk White – ‘Kiss’n’Roll’ (con Pierluigi Ferrantini)

 

C’è anche un rapporto più professionale che si instaura tra artista ed etichette, in particolare con quelle britanniche?
“Ma certo. In Italia la situazione è drammatica; pensa che degli ultimi dischi non abbiamo mai ricevuto i rendiconti delle vendite, e quando ce li davano non ci pagavano. Da anni sostengo che gli artisti più importanti in Italia dovrebbero staccarsi dalle major e lavorare in maniera indipendente”.

Che tipo di organizzazione interna consigli per una band che si affaccia sul mercato?
“In questo momento storico è fondamentale che i membri siano molto uniti e abbiamo un obiettivo comune, poi il resto lo fa la musica. Esistono decine di strategie differenti per cercare di avere successo, quella più veloce è l’esibizione dal vivo.
Una delle nostre band, i Kutso, vengono da un tour di 80 date; cosa fanno? Suonano e vengono immediatamente richiamati, spesso da un solo concerto ne ottengono due perché tra il pubblico ci sono altri proprietari di locali o direttori artistici.
Come Cose Comuni li abbiamo soltanto aiutati con un po’ di contatti, ma sono talmente forti che non c’è bisogno di spingerli”.

 Kutso – ‘E mi eccito’

 

Per unità interna intendi anche contratti?
“Quelli conviene farli subito perché la criticità arriva anche facendo un EP.
Il mio consiglio è quello di trovare accordi che siano accettati da tutti: chi deposita i brani alla SIAE? Chi li firma? Come vengono suddivisi i punti editoriali?
Come Velvet abbiamo scelto di dividere tutto per quattro, è una cosa un po’ rischiosa perché ci può essere quello che scrive di meno, ma abbiamo preferito fare così e chiarire la cosa dall’inizio. Fate accordi scritti, nero su bianco e cercate di evitare di firmare contratti che vi legano a lungo termine”.

Quali sono le più recenti produzione di Cose Comuni?
“A breve usciranno i LWL – prodotta da Vicio dei Subsonica – , una band molto interessante, smaccatamente new wave electro con melodie sorprendenti a metà strada tra i Tears For Fears e i Cure: è uno dei pochissimi prodotti che ‘lavoriamo’ a non essere usciti dallo studio.
Poi i già citati Kutso, ma anche gli Astenia e i Montreal che hanno ricevuto molte recensioni positive”.

Astenia – ‘Un Giorno Nuovo’

Montreal – Ti farà piacere

 

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